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Helica di Amaro (Udine) opera nel campo del telerilevamento aereo utilizzando sistemi di scansione laser ad alta risoluzione (LiDAR), fotocamere digitali, sistemi elettro-ottici ad alta risoluzione girostabilizzati e sensori geofisici con i quali elabora modelli digitali del terreno, fotografie aeree, carte topografiche e geologiche, analisi fisiche dell’ambiente e cartografia digitale. E’ un’azienda con una proiezione internazionale, con lavori effettuati in vari paesi europei, in America, recentemente in India e che ha un portfolio clienti per il 60 per cento composto da clientela pubblico e per il restante dal privato. Ma anche legata al territorio, dove 20 anni fa è nata, quella area pedemontana in cui hanno deciso di vivere ben 10 dipendenti sui 28 totali. Paradossalmente il suo essere una realtà con sede in un’area di montagna poteva limitarne lo sviluppo. Ma così non è stato, come ha spiegato il general manager dell’azienda carnica, Stefano Adami: “Fare impresa in montagna non è facile, nel senso che occorre una buona dose di resilienza. Si è indubbiamente disagiati, un po’ per le infrastrutture, anche se qui, nel contesto del Carnia Industrial Park, le strutture sono tutto sommato buone. Sicuramente c’è il problema delle risorse umane, del bacino di persone a cui si può attingere per rintracciare un certo tipo di professionalità, che è per noi il problema più grosso, dettato dal fatto che qui in zona vive poca gente che è, poi, il motivo per il quale anche qui da noi in azienda tanta gente non è del posto”. Ma poi, come abbiamo visto, in tanti scelgono di stabilirsi.
Un area poco accattivante si direbbe? “Dipende – ha risposto Adami – in quanto potrebbe essere l’ideale per chi ama la montagna o per chi desidera vivere in zone non densamente popolate. Resta, invece, un ostacolo per l’imprenditore quando va alla ricerca di personale con delle qualifiche particolari, come nel nostro caso, in quanto il bacino non è così ampio. Certamente dalla nostra abbiamo la vicinanza di città come Trieste e Udine, con i loro atenei e centri di ricerca, che comunque non sono, a volte, sufficienti a soddisfare la richiesta”. Alla luce di quanto emerso da questo colloquio il futuro di Helica sarà sempre ad Amaro o ci sono novità? “L’azienda esiste da 20 anni – siamo nati nel 2000 – e siamo rimasti sempre ad Amaro nonostante le difficoltà – vedi il discorso sulla resilienza necessaria – ma la nostra volontà è di rimanere qui in Carnia, cercando di reperire tutte la qualifiche in giro, anche all’estero”. A tal proposito, la vicinanza con l’Austria e Slovenia aiuta? “E’ certamente un plus, un vantaggio se non altro per la conoscenza che si può avere di altri territori, di altri mercati limitrofi”. Ritornando al core business dell’attività di Helica, perché la scelta è caduta su elicotteri? State valutando l’uso di droni? “Il drone – ha sottolineato Adami – è certamente il futuro e anche Helica, nei prossimi anni, investirà in ricerca e sviluppo su questi apparecchi. E’ una corsa appena iniziata alla quale anche noi dovremo adeguarci. Diciamo che in questo momento, per quel che ci riguarda, l’elicottero è ancora il mezzo più opportuno, perché l’attrezzatura che dobbiamo portare ha un certo peso, non si limita a un pochi chili ma a parecchie decine. E il drone sotto questo aspetto non è ancora sufficientemente performante. Quindi credo che ci sarà un punto di congiungimento tra le due tecnologie, con i droni che si adegueranno ma lo faranno anche gli elicotteri. Io credo che nessuno dei due strumenti sparirà, piuttosto saranno complementari e si faranno delle scelte”. 
Un settore quello presidiato da Helica che ha subito e sta subendo ancora la pandemia: “Il nostro è un settore che comunque ce la farà. Il 2020 è stato un anno difficile con un calo di lavoro importante dettato dalla frenata di una clientela, una buona fetta della quale è rappresentata dal pubblico, che ha congelato o ritardato parecchi progetti. E dato che i progetti che noi sviluppiamo hanno un cursus importante, che può durare mesi, tutto è stato slittato nel futuro. Futuro che, fortunatamente, si sta iniziando a intraverdere. Già quest’anno ci sono stati dei bei segnali. E sono convinto che ci sarà anche nei prossimi mesi e anni. Dopo la tempestà ci sarà pure un po di quiete, no? Io sono molto fiducioso, il nostro settore ne uscirà fuori, magari un po’ acciaccato”. Una pandemia che ha cambiato anche il modo di lavorare, basti pensare all’uso dello smartworking: “noi – ha concluso il general manager di Helica – lo stiamo adottando e i risultati sono ottimi, con la produttività che è rimasta invariata. Certo un buon mix sarebbe auspicabile”. Come si dice, “in medio stat virtus”, la virtù sta nel mezzo.