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di Danielle Maion

Luigina Feruglio, originaria di Martignacco, in provincia di Udine, è nota nel panorama musicale nazionale per le sue esecuzioni con l’arpa celtica.
Luigina non ha tuttavia sembra suonato questo strumento proprio del folklore celtico. Come succede spesso, il primo passo di avvicinamento alla musica lo ha compiuto con la banda del paese, seguendo la tradizione di famiglia.
A 8 anni Luigina suona il clarinetto, dimostrando una particolare inclinazione alla musica, tanto che viene spinta a frequentare il conservatorio. Si diploma in clarinetto a Udine e quindi inizia a insegnare, non disdegnando la partecipazione a iniziative e progetti musicali.

Quando ha sentito che la musica era la sua passione?
«La passione vera e propria si è manifestata al conservatorio, dopo aver frequentato le lezioni di teoria e solfeggio, e quindi nel momento in cui sono arrivata allo strumento.»

Clarinetto prima, arpa celtica poi…
«Suono l’arpa celtica da circa 8 anni, una scelta che è molto legata alla mia vita privata. È stato infatti diagnosticato ad uno dei miei figli l’autismo. Di fronte a una diagnosi così importante e dopo il mio divorzio, ho dovuto fare notevoli cambiamenti nella mia vita. Non solo ho imparato a conoscere questa malattia, ma ho dovuto rivedere i miei obiettivi di vita, cercando un approccio diverso nei confronti di mio figlio. Per potermi occupare dei miei ragazzi, ho anche cercato una continuità lavorativa che la scuola mi dava.»

Impegno nella vita privata a 360°?
«In quel periodo particolare la musica è stata lasciata un po’ in disparte ma, a un certo punto, ho deciso di riprendere a suonare perché è per me il modo di esprimere la mia anima e quindi non suonare significava morire. Il problema era il suono del clarinetto che per un bambino autistico è molto fastidioso. Avevo come sogno nel cassetto il desiderio di suonare l’arpa celtica. Amavo, e amo tuttora, la cultura e le tradizioni dei paesi celtici. Così mi sono rimessa in gioco. Ho studiato e ho capito che quello era il mio strumento, lo strumento che mi permetteva di esprimere me stessa completamente.»

Una nuova svolta nella sua vita?
«Da quel momento la strada è sempre stata in salita, facendo e creando “cose” con l’arpa. Ovviamente non vivo di musica. La musica è un “secondo lavoro”. Ho tuttavia trovato un buon compromesso che mi permette di coltivare pienamente la mia passione.»

È difficile emergere in ambito musicale?
«Non avendo aspettative, semino tanto e lascio che le situazioni giuste arrivino. Certamente m’impegno attivamente ma in modo disteso e fluido: se una cosa non va, vuol dire che non era il momento.»

Ha rapporto con altri musicisti?
«Non molto, purtroppo, perché mi manca il tempo. Tra famiglia, lavoro e studio sono molto impegnata. Sento la mancanza di una condivisione, di “fare cose insieme”, ma arriverà anche quel momento.»

Che eredità vuole lasciare ai suoi figli?

«L’immagine di una mamma in continua evoluzione, non di una mamma stanca che sente il peso della vita. Vorrei avessero i loro sogni da realizzare, senza porsi limiti.»