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Proseguono gli incontri del Rotary Club di Tolmezzo sul tema dei futuri: l’ultima relatrice a portare la propria visione ad una conviviale è stata l’avvocata e futurista Carla Broccardo, co-fondatrice del think tank Spoiler. Broccardo ha illustrato ai partecipanti il lavoro esplorativo che Spoiler sta conducendo da oltre un anno sul tema dell’esecuzione della pena detentiva, uno dei tanti casi applicativi dei sistemi anticipanti, della pianificazione strategica e dello studio dei futuri. 

“Quello che ci stiamo chiedendo è come andrebbe costruito il carcere del futuro per essere al contempo sicuro e funzionale al suo vero scopo, ovvero la rieducazione” spiega l’avvocata. “La provocazione che vogliamo lanciare è: e se il carcere del 2040 fosse aperto? Chiudere le persone le deresponsabilizza. Impedire di mantenere un contatto con la famiglia, con il medico curante, impedire di collegarsi a distanza per l’apprendimento sono pratiche deleterie. Il carcere del futuro deve educare alla responsabilità, così come all’attività, al movimento e anche alla tecnologia: non si può tagliare fuori i detenuti dall’innovazione, rendendoli inadatti al mondo del lavoro quando torneranno in libertà”.

“Il tema del carcere non riguarda solo i 60 mila detenuti delle strutture italiane, o i 100 mila operatori che vi lavorano” ha precisato Broccardo. “Include in qualche modo tutti noi, perché le persone recluse usciranno e dovranno trovare condizioni adeguate per ricostruire la propria vita, una società inclusiva che le accolga”.

“Abbiamo notato che, purtroppo, è raro che si parli del futuro del carcere: le discussioni restano ancorate a ieri e ad oggi. E sono discussioni che restano per lo più in determinati ambienti, senza riuscire ad aprirsi un varco diventando un tema generalista e di attualità: stiamo lavorando per invertire questa tendenza”. 

“Il pensiero sistemico rende evidenti le trappole in cui rischia di cadere la gestione delle cose: stiamo raccogliendo micro testimonianze quotidiane da parte di tutti gli attori (detenuti, volontari, polizia penitenziaria, amministratori pubblici) per metterle in una cornice più ampia” ha proseguito la futurista. “Pensare per sistemi complessi diventa uno strumento utile per costruire più risposte che si leghino tra loro, calibrando sempre l’impatto che le decisioni dei vari comparti hanno sull’insieme. Lo sforzo più grande quando si guarda al futuro è abbandonare i condizionamenti psicologici, i bias cognitivi e i giochi di potere che normalmente deviano le proiezioni nell’avvenire, per riuscire ad esplorare ogni strada potenziale in modo condiviso”.